Category: Parabole


DIO NEL POZZO

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Una comitiva di zingari si fermò al pozzo di un cascinale. Un bambino di circa cinque anni uscì nel cortile, osservandoli ad occhi sgranati.
Uno zingaro in particolare lo affascinava, un pezzo d’uomo che aveva attinto un secchio d’acqua dal pozzo e stava lì, a gambe larghe, bevendo.
Un filo d’acqua gli scorreva giù per la barba di fuoco, corta e folta, e con le mani forti si reggeva il grosso secchio di legno alle labbra come se fosse stata una tazza.
Finito che ebbe, si tolse la fusciacca multicolore e con quella si asciugò la faccia. Poi si chinò e scrutò in fondo al pozzo.
Incuriosito, il bambino si alzò in punta di piedi per cercare di vedere oltre l’orlo del pozzo che cosa stesse guardando lo zingaro.
Il gigante si accorse del bambino e sorridendo lo sollevò da terra tra le braccia e disse :
” Sai chi ci sta laggiù ? ”

Il bambino scosse il capo e rispose :
” No ”

lo zingaro tenne il bambino sull’orlo del pozzo e continuò :
“Ci sta Dio , guarda ! Là, nell’acqua ferma come uno specchio ”

il bambino vide riflessa la propria immagine e disse :
” Ma quello sono io ! ”

Esclamò lo zingaro, rimettendolo con dolcezza a terra :
” Ah ! Ora sai dove sta Dio “

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NOTTE DI STELLE

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La crisi aveva picchiato duro, ed in famiglia tutti sentivano un nodo in gola! Il papà era stato messo in ” cassa-integrazione ” e, da giorni, si parlava solo di come riuscire a risparmiare.
Nessuno aveva voglia di parlare ! Improvvisamente, la mamma batté le mani, per attirare l’attenzione di tutti e disse :
“Tutti in piedi, e venite fuori, nel piccolo giardino ! Guardate il cielo ! ”

Tutti guardarono in su… L’immensa cupola, di velluto nero, era un trionfo di stelle, vive e pulsanti. Fissandolo, si provava come una vertigine, come se tutta quella brillante moltitudine li risucchiasse, in un vortice senza fondo.
Si sentirono piccoli, piccoli.
Si strinsero l’un l’altro, e si abbracciarono ! Quell’incredibile spettacolo li soggiogava, e li spronava: era tutto così grande, illimitato, senza tempo.
Allargava la mente ed il cuore, infondeva un nuovo coraggio.
Sembrava la grande pubblicità della speranza , disse, semplicemente, la mamma :
“È di notte, che si vedono le stelle!”

«Nei giorni bui, della nostra vita, solo la ” Fede “, può aiutarci, a vedere le “Stelle ” ! »

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Sulle pagine di un vecchio libro della biblioteca del monastero, due monaci avevano letto che esiste un luogo, ai confini del mondo, dove cielo e terra si toccano. Decisero di partire per cercarlo e promisero a se stessi di non tornare indietro finché non lo avessero trovato.
Attraversarono il mondo intero, scamparono a innumerevoli pericoli, sopportarono tutte le terribili privazioni e sacrifici che comporta un pellegrinaggio in tutti gli angoli dell’immensa terra. Non mancarono neppure le mille seducenti tentazioni che possono distogliere un uomo dal raggiungere la sua meta. Le superarono tutte.
Sapevano che nel luogo che cercavano avrebbero trovato una porta: bastava bussare e si sarebbero trovati faccia a faccia con Dio.
Trovarono la porta.
Senza perdere tempo, con il cuore in gola, bussarono.
Lentamente la porta si spalancò. Trepidanti i due monaci entrarono e… si trovarono nella loro cella, nel loro monastero.

Un giorno che ricevette degli ospiti eruditi, Rabbu Mendel di Kozk li stupì chiedendo loro a bruciapelo:
” Dove abita Dio ? ”

Quelli risero di lui:
” Ma che ti prende ? Il mondo non è forse pieno della sua gloria ? ”

Il Rabbi diede lui stesso la risposta alla domanda.
” Dio abita dove lo si lascia entrare ”

Ecco ciò che conta più di tutto: lasciar entrare Dio. Ma lo si può lasciar entrare solo là dove ci si trova, e dove ci si trova realmente, dove si vive, e dove si vive una vita autentica.
” Io sto alla porta e busso ” dice Dio nella Bibbia.
Aprirai, oggi, la tua porta ?

IL RE NERO

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I tre Re Magi provenivano da punti diversi del mondo. Due erano bianchi, il terzo era nero. I tre re seguivano la stella che li guidava dall’alto del cielo. Ma una notte, la persero. Invano scrutavano il cielo: quell’astro splendente che li aveva guidati per notti e notti non c’era più.
I due Re Magi bianchi, saggi e matematici insigni della Mesopotamia, subito cominciarono a tracciare linee e cerchi nella sabbia con i loro bastoni. Poi si immersero in calcoli ed equazioni, sempre più sottili e complicati. Tenevano lontano il Re nero. Secondo loro, nulla sapeva della vera scienza.
Il Re nero approflttò della pausa imprevista. I cammelli erano stanchi e assetati , pensò :
” Dovremmo pensare anche ai poveri animali ”

Si procurò un secchio e cercò l’acqua alla fonte di un villaggio. Poi tornò e porse il secchio al primo cammello.
Mentre teneva il secchio sotto il muso dell’animale, ritrovò la stella. Si rispecchiava nell’acqua del secchio. Danzava in silenzio, sull’acqua che il cammello avidamente beveva. Così i tre Re Magi ritrovarono la strada per Betlemme.

I Padri del deserto raccontano la storia di un anziano che digiunò per settanta settimane mangiando una volta alla settimana. Voleva una risposta da Dio a proposito di un passo delle Scritture e Dio continuava a non svelargliene il significato. Allora si disse:
” Ecco, ho fatto tanta fatica e non m’è servito a nulla; andrò a chiederlo a un fratello ”

Appena chiuse la porta per andarsene, gli fu inviato un angelo del Signore, che gli disse:
” Le tue settanta settimane di digiuno non ti hanno avvicinato a Dio, ma ora che ti sei umiliato al punto da andare dal tuo fratello ti sono stato inviato a spiegarti il senso del passo della Scrittura ”

Gli svelò il senso di ciò che chiedeva, e poi si allontanò da lui.

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C’era una volta un re che rispondeva al nobile nome di Enrico il Saggio. Aveva tre figlie che si chiamavano Alba, Bettina e Carlotta. In segreto, il re preferiva Carlotta. Tuttavia, dovendo designare una sola di esse per la successione al trono, le fece chiamare tutte e tre e domandò loro:
” Mie care figlie, come mi amate ? ”

La più grande rispose:
” Padre, io ti amo come la luce del giorno, come il sole che dona la vita alle piante. Sei tu la mia luce ! ”

Soddisfatto, il re fece sedere Alba alla sua destra, poi chiamò la seconda figlia e gli fece la stessa domanda , Bettina rispose :
” Padre, io ti amo come il più grande tesoro del mondo, la tua saggezza vale più dell’oro e delle pietre preziose. Sei tu la mia ricchezza ! ”

Lusingato e cullato da questo filiale elogio, il re fece sedere Bettina alla sua sinistra. Poi chiamò Carlotta e gli chiese teneramente :
” E tu, piccola mia, come mi ami ? ”
La ragazza lo guardò fisso negli occhi e rispose senza esitare:
” Padre, io ti amo come il sale da cucina ! ”

Il re rimase interdetto:
” Che cosa hai detto ? ”

Carlotta disse di nuovo :
” Padre, io ti amo come il sale da cucina ”

La collera del re tuonò terribile:
” Insolente! Come osi, tu, luce dei miei occhi, trattarmi così ? Vattene ! Sei esiliata e diseredata ! ”

La povera Carlotta, piangendo tutte le sue lacrime, lasciò il castello e il regno di suo padre. Trovò un posto nelle cucine del re vicino e, siccome era bella, buona e brava, divenne in breve la capocuoca del re. Un giorno arrivò al palazzo il re Enrico. Tutti dicevano che era triste e solo. Aveva avuto tre figlie ma la prima era fuggita con un chitarrista californiano, la seconda era andata in Australia ad allevare canguri e la più piccola l’aveva cacciata via lui…

Carlotta riconobbe subito suo padre. Si mise ai fornelli e preparò i suoi piatti migliori. Ma invece del sale usò in tutti lo zucchero.
Il pranzo divenne il festival delle smorfie: tutti assaggiavano e sputavano poco educatamente nel tovagliolo.
Il re, rosso di collera, fece chiamare la cuoca.
La dolce Carlotta arrivò e soavemente disse:
” Tempo fa, mio padre mi cacciò perché avevo detto che lo amavo come il sale di cucina che dà gusto a tutti i cibi. Così, per non dargli un altro dispiacere, ho sostituito il sale importuno con lo zucchero ”

Il re Enrico si alzò con le lacrime agli occhi:
” E il sale della saggezza che parla per bocca tua, figlia mia. Perdonami e accetta la mia corona ”

Si fece una gran festa e tutti versarono lacrime di gioia: erano tutte salate, assicurano le cronache del tempo.

IL PROGRESSO

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Un esploratore percorreva le immense foreste dell’Amazzonia, nell’America del Sud.
Cercava eventuali giacimenti di petrolio e aveva molta fretta.
Per i primi due giorni gli indigeni che aveva ingaggiato come portatori si adattarono alla cadenza rapida e ansiosa che il bianco pretendeva di imporre a tutte le cose.
Ma al mattino del terzo giorno si fermarono silenziosi, immobili, l’aria totalmente assente.
Era chiaro che non avevano nessuna intenzione di rimettersi in marcia.
Impaziente, l’esploratore, indicando il suo orologio, con ampi gesti cercò di far capire al capo dei portatori che bisognava muoversi, perché il tempo premeva , rispose quello, tranquillo :
” Impossibile , questi uomini hanno camminato troppo in fretta e ora aspettano che la loro anima li raggiunga ”

Gli uomini della nostra epoca sono sempre più rapidi. E sono inquieti, frastornati e infelici. Perché la loro anima è rimasta indietro e non riesce più a raggiungerli.

IL CIOCCOLATO CALDO

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Un gruppo di laureati, affermati nelle loro carriere, discutevano sulle loro vite durante una riunione. Decisero di fare visita al loro vecchio professore universitario, ora in pensione, che era sempre stato un punto di riferimento per loro. Durante la visita, si lamentarono dello stress che dominava la loro vita, il loro lavoro e le relazioni sociali.
Volendo offrire ai suoi ospiti un cioccolato caldo, il professore andò in cucina e ritornò con una grande brocca e un assortimento di tazze. Alcune di porcellana, altre di vetro, di cristallo, alcune semplici, altre costose, altre di squisita fattura.

Il professore li invitò a servirsi da soli il cioccolato. Quando tutti ebbero in mano la tazza con il cioccolato caldo il professore espose le sue considerazioni dicendo :
” Noto che son state prese tutte le tazze più belle e costose, mentre son state lasciate sul tavolino quelle di poco valore. La causa dei vostri problemi e dello stress è che per voi è normale volere sempre il meglio. La tazza da cui state bevendo non aggiunge nulla alla qualità del cioccolato caldo. In alcuni casi la tazza è molto bella mentre alcune altre nascondono anche quello che bevete. Quello che ognuno di voi voleva in realtà era il cioccolato caldo. Voi non volevate la tazza… Ma voi consapevolmente avete scelto le tazze migliori. E subito, avete cominciato a guardare le tazze degli altri. Ora amici vi prego di ascoltarmi… La vita è il cioccolato caldo… il vostro lavoro, il denaro, la posizione nella società sono le tazze. Le tazze sono solo contenitori per accogliere e contenere la vita. La tazza che avete non determina la vita, non cambia la qualità della vita che state vivendo. Qualche volta, concentrandovi solo sulla tazza, voi non riuscite ad apprezzare il cioccolato caldo che Dio vi ha dato. Ricordatevi sempre questo: Dio prepara il cioccolato caldo, Egli non sceglie la tazza. La gente più felice non ha il meglio di ogni cosa, ma apprezza il meglio di ogni cosa che ha ! Vivere semplicemente. Amare generosamente. Preoccuparsi profondamente. Parlare gentilmente. Lasciate il resto a Dio. E ricordatevi: La persona più ricca non è quella che ha di più, ma quella che ha bisogno del minimo. Ora godetevi pure il vostro caldo cioccolato !! “

I DUE UOMINI CHE VIDERO DIO

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In un villaggio polinesiano vivevano due uomini continuamente in guerra l’uno contro l’altro. Ad ogni più piccolo pretesto scoppiava una lite. La vita era diventata insopportabile per l’uno come per l’altro. Ma anche per tutto il villaggio.
Un giorno alcuni anziani dissero ad uno dei due:
” L’unica soluzione, dopo averle provate tutte, è che tu vada a vedere Dio ”

chiese uno dei due uomini :
” D’accordo, ma dove ? ”

gli anziani dissero :
” Niente di più semplice. Basta che tu salga lassù sulla montagna e là tu vedrai Dio ”

L’uomo partì senza esitazione per andare incontro a Dio.
Dopo parecchi giorni di marcia faticosa giunse in cima alla montagna. Dio era là che lo aspettava. L’uomo si stropicciò invano gli occhi; non c’era alcun dubbio: Dio aveva la faccia del suo vicino rissoso e antipatico.
Ciò che Dio gli disse, nessuno lo sa. In ogni caso, al ritorno nel villaggio non era più lo stesso uomo.
Ma nonostante la sua gentilezza e la sua volontà di riconciliazione con il vicino, tutto continuava ad andare male, perché l’altro inventava nuovi pretesti di litigio.
Gli anziani si dissero:
” E’ meglio che anche lui vada a vedere Dio ”

Nonostante la sua ritrosia, riuscirono a persuaderlo. E anche lui partì per l’alta montagna. E lassù anche lui scoprì che Dio aveva il volto del suo vicino..
Da quel giorno tutto è cambiato e la pace regna nel villaggio.

” Tu non ti farai nessun idolo scolpito ! “, ripete continuamente la Bibbia, in seguito al Decalogo donato da Dio sul Sinai. Così nessuna rappresentazione di Dio è tollerata nel popolo ebraico, sarebbe idolatria.
Eccetto una sola: l’uomo stesso. Perché l’uomo è stato creato a immagine di Dio. Allora:
” Se vuoi vedere Dio, guarda il tuo fratello “

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Il Padreterno è al telefono da un pezzo, molto attento a quanto dice il suo interlocutore dall’altro lato del filo. Annuisce, sorride, gesticola come se disegnasse nell’aria qualcosa.
L’angiolino segretario socchiude la porta e gli fa cenno che sull’altra linea c’è… Ma il Padreterno fa un gesto con la mano per fargli capire di non interrompere, mentre continua ad annuire, a sorridere e a ridere di cuore.
Il segretario torna nell’altra stanza :
” Il Padreterno è molto occupato ”

dice l’altro :
” Non lo si può interrompere. Ma glielo hai detto che al telefono c’è il Papa ? ”

il segretario risponde :
” Non me ne ha dato il tempo…”

insiste il Papa :
” Prova a farglielo dire dalla Beata Vergine, piccolino ”

L’angiolino va a chiamare la Beata Vergine che va, con tutta dolcezza e discrezione, a bussare alla porta dello studio del Padreterno. La socchiude appena. Lui le fa una strizzatina d’occhio e il gesto di pazientare.
La Beata Vergine capisce al volo e richiude dolcemente la porta.

la Beata Vergine dice al piccolo angelo :
” è impossibile , si tratta di una persona veramente importante ”

L’angiolino va a riferire al Papa che aspetta all’altro telefono con una certa impazienza , supplica il Santo Padre :
” Oh, Signore ! Va’ a cercare San Giuseppe, fa’ entrare in azione Sant’Antonio, vedi se c’è da qualche parte Papa Giovanni… Sbrigati! Sono affari importanti, affari della Chiesa ! ”

Dietro la porta dello studio del Padreterno si è formata una piccola folla di Santi. Ma non c’è nulla da fare: appena qualcuno socchiude l’uscio, Lui fa cenno di non interrompere e di chiudere.
Finalmente posa il ricevitore e si butta indietro sulla sua poltrona e dice tra se e se sorridendo :
” O quella Valentina ! Quella Valentina ! … Ogni sera mi deve raccontare per filo e per segno che cosa ha fatto in tutta la giornata ! ”

Suona il campanello. Entra l’angelo segretario.

” Chi era all’altro telefono ? ” chiede curioso il Padreterno.

disse l’angelo segretario :
“Il Papa.”

” E ora dov’è ? ” chiese il Padreeterno

disse il segretario :
” Si è ritirato. Ha detto che andava a rileggersi ‘La notte oscura’ di S. Giovanni della Croce…”

Parlando a voce alta disse il Padreeterno :
” Presto, portagli da parte mia questo biglietto. Affido alla carità del Papa Valentina: quattro anni, madre prostituta, padre carcerato, abitazione ” baracche dell’Acquedotto Felice.” E non dimenticarti di scrivere al Papa stia contento: il Padreterno gli vuole sempre un gran bene, anche se a volte sembra un pochino distratto.

I GESSETTI COLORATI

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Nessuno sapeva quando quell’uomo fosse arrivato in città. Sembrava sempre stato là, sul marciapiede della via più affollata, quella dei negozi, dei ristoranti, dei cinema eleganti, del passeggio serale, degli incontri degli innamorati.
Ginocchioni per terra, con dei gessetti colorati, dipingeva angeli e paesaggi meravigliosi, pieni di sole, bambini felici, fiori che sbocciavano e sogni di libertà.
Da tanto tempo, la gente della città si era abituata all’uomo. Qualcuno getteva una moneta sul disegno. Qualche volta si fermavano e gli parlavano.
Gli parlavano delle loro preoccupazioni, delle loro speranze; gli parlavano dei loro bambini: del più piccolo che voleva ancora dormire nel lettone e del più grande che non sapeva che Facoltà scegliere, perché il futuro è difficile da decifrare…
L’uomo ascoltava. Ascoltava molto e parlava poco.
Un giorno, l’uomo cominciò a raccogliere le sue cose per andarsene.
Si riunirono tutti intorno a lui e lo guardavano. Lo guardavano ed aspettavano e dissero :
” Lasciaci qualcosa. Per ricordare ”

L’uomo mostrava le sue mani vuote: che cosa poteva donare?
Ma la gente lo circondava e aspettava.
Allora l’uomo estrasse dallo zainetto i suoi gessetti di tutti i colori, quelli che gli erano serviti per dipingere angeli, fiori e sogni, e li distribuì alla gente.
Un pezzo di gessetto colorato ciascuno, poi senza dire una parola se ne andò.
Che cosa fece la gente dei gessetti colorati ?
Qualcuno lo inquadrò, qualcuno lo portò al museo civico di arte moderna, qualcuno lo mise in un cassetto, la maggioranza se ne dimenticò.

E’ venuto un Uomo ed ha lasciato anche a te la possibilità di colorare il mondo. Tu che hai fatto dei tuoi gessetti?