Archive for ottobre, 2012


Ha fatto decisamente bene altro che esagerazione è stata proprio la Fornero ad esagerare ma chi si crede di essere per fare certe sparate

Contro*Corrente

Due anni fa Norman Zarcone si lanciò dal settimo piano della facoltà di Lettere di Palermo. Laureato, non riusciva a trovare lavoro. Dopo l’uscita del ministro al Lavoro sui giovani troppo ‘selettivi’, papà Claudio ha deciso di sporgere querela
Per molti sarà un’esagerazione. Ma per Claudio Zarcone, sporgere querela contro il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, che ha definito i giovani italiani troppo “choosy”, è l’unico modo per evitare “che mio figlio Norman venga ucciso ancora una volta”.
Era il 13 settembre del 2010 quando Norman Zarcone, laureato con lode in Filosofia della conoscenza e della comunicazione e dottorando a fine corso “senza borsa di studio”, salì come ogni giorno al settimo piano della facoltà di Lettere dell’Università di Palermo. Stavolta, il suo malessere prese il sopravvento: aprì una finestra e si lanciò di sotto. Morì sul colpo.
Quello che tutti hanno raccontanto come un suicidio, per papà Claudio è…

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Lo so ragazzi
l’ho già pubblicata ieri questa canzone ma cosa ci posso fare non posso fare a meno di ascoltarla è troppo bella questa canzone

Ascoltatela non ve ne pentirete !

C’erano una volta un uomo anziano e un vecchio asino. Un giorno l’asino cadde in un pozzo ormai esaurito, ma profondo. Il povero animale ragliò tutto il giorno e l’uomo cercò di pensare a come tirarlo fuori dal pozzo. alla fine, però, pensò che l’asino era molto vecchio e debole, senza contare che da tempo aveva deciso di riempire di terra il pozzo ormai prosciugato. Decise di seppellire là il vecchio asino. Chiese a diversi vicini di aiutarlo; tutti presero una pala e cominciarono a gettare terra nel pozzo. L’asino si mise a ragliare con tutta la forza che aveva. Dopo un po’, però, tra lo stupore generale, dal pozzo non venne più alcun suono. Il padrone dell’asino guardò nel pozzo, credendo che l’asino fosse morto, ma vide uno spettacolo incredibile: tutte le volte in cui veniva gettata una palata di terra nel pozzo, l’asino la schiacciava con gli zoccoli. Il suo padrone e i vicini continuarono a gettare terra nel pozzo, e l’asino continuò a schiacciarla, formando un mucchio sempre più alto, finchè riuscì a saltare fuori.

La vita non smetterà mai di gettarci addosso palate di terra, ma noi riusciremo ad uscire dal pozzo, se ogni volta reagiremo. Ogni problema ci offre l’opportunità di compiere un passo avanti, ogni problema ha una soluzione, se non ci diamo per vinti…

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Alla fine l’uomo distrusse la terra. La terra era stata bella. 

Poi su di essa aleggiò lo spirito dell’uomo e distrusse tutte le cose. 

1. E l’uomo disse: 
” Siano le tenebre “. E sembrò all’uomo che le tenebre fossero buone, e chiamò le tenebre ” sicurezza “; e divise se stesso in razze, religioni e classi. Non ci fu sera e non ci fu mattina nel settimo giorno prima della fine. 

2. E l’uomo disse: 
” Vi sia un governo forte “, per regnare su di noi nelle nostre tenebre… Vi siano eserciti per uccidersi con ordine ed efficienza nelle nostre tenebre; perseguitiamo e distruggiamo, qui e fino ai confini della terra coloro che ci dicono la verità, perché noi amiamo le nostre tenebre. Non ci fu sera e non ci fu mattina nel sesto giorno prima della fine. 

3. E l’uomo disse: 
” Vi siano missili e bombe ” per uccidere meglio e più rapidamente. E vi furono forni e camere a gas per rifinire il lavoro. Ed era il quinto giorno prima della fine. 

4. E l’uomo disse: 
” Vi siano droghe ” e altre vie d’evasione, perché un lieve e costante fastidio – la realtà – ci disturba, nella nostra comodità. Ed era il quarto giorno prima della fine. 

5. E l’uomo disse: 
” Vi siano divisioni tra le nazioni ” perché possiamo sapere chi è il nostro nemico. Ed era il terzo giorno prima della fine. 

6. E per ultima cosa l’uomo disse: 
” Facciamo Dio a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza “, e non ci sia un altro Dio a competere con noi. Diciamo che Dio pensa come noi, pensiamo che odia come noi odiamo e che uccide come noi uccidiamo. Ed era il secondo giorno prima della fine. 

7. Nell’ultimo giorno vi fu un grande fragore sulla faccia della terra; il fuoco purgò il bel pianeta, e fu silenzio. 
E il Signore Iddio vide tutto quello che l’uomo aveva fatto, e nel silenzio che avvolgeva quei resti fumanti……
DIO PIANSE.

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Alla fine l’uomo distrusse la terra. La terra era stata bella. 

Poi su di essa aleggiò lo spirito dell’uomo e distrusse tutte le cose. 

1. E l’uomo disse: 
” Siano le tenebre “. E sembrò all’uomo che le tenebre fossero buone, e chiamò le tenebre ” sicurezza “; e divise se stesso in razze, religioni e classi. Non ci fu sera e non ci fu mattina nel settimo giorno prima della fine. 

2. E l’uomo disse: 
” Vi sia un governo forte “, per regnare su di noi nelle nostre tenebre… Vi siano eserciti per uccidersi con ordine ed efficienza nelle nostre tenebre; perseguitiamo e distruggiamo, qui e fino ai confini della terra coloro che ci dicono la verità, perché noi amiamo le nostre tenebre. Non ci fu sera e non ci fu mattina nel sesto giorno prima della fine. 

3. E l’uomo disse: 
” Vi siano missili e bombe ” per uccidere meglio e più rapidamente. E vi furono forni e camere a gas per rifinire il lavoro. Ed era il quinto giorno prima della fine. 

4. E l’uomo disse: 
” Vi siano droghe ” e altre vie d’evasione, perché un lieve e costante fastidio – la realtà – ci disturba, nella nostra comodità. Ed era il quarto giorno prima della fine. 

5. E l’uomo disse: 
” Vi siano divisioni tra le nazioni ” perché possiamo sapere chi è il nostro nemico. Ed era il terzo giorno prima della fine. 

6. E per ultima cosa l’uomo disse: 
” Facciamo Dio a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza “, e non ci sia un altro Dio a competere con noi. Diciamo che Dio pensa come noi, pensiamo che odia come noi odiamo e che uccide come noi uccidiamo. Ed era il secondo giorno prima della fine. 

7. Nell’ultimo giorno vi fu un grande fragore sulla faccia della terra; il fuoco purgò il bel pianeta, e fu silenzio. 
E il Signore Iddio vide tutto quello che l’uomo aveva fatto, e nel silenzio che avvolgeva quei resti fumanti……
DIO PIANSE.

I BRUCHI

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C’era una volta un gelso centenario, pieno di rughe e di saggezza, che ospitava una colonia di piccoli bruchi.
Erano bruchi onesti, laboriosi, di poche pretese. Mangiavano, dormivano e, salvo qualche capatina al bar del penultimo ramo a destra, non facevano chiasso.
La vita scorreva monotona, ma serena e tranquilla.

Faceva eccezione il periodo delle elezioni, durante il quale i bruchi si scaldavano un po’ per le insanabili divergenze tra la destra, la sinistra e il centro.
I bruchi di destra sostengono che si comincia a mangiare la foglia da destra, i bruchi di sinistra sostengono il contrario, quelli di centro cominciano a mangiare dove capita. Alle foglie naturalmente nessuno chiedeva mai un parere. Tutti trovavano naturale che fossero fatte per essere rosicchiate. Il buon vecchio gelso nutriva tutti e passava il tempo sonnecchiando, cullato dal rumore delle instancabili mandibole dei suoi ospiti. 
Bruco Giovanni era tra tutti il più curioso, quello che con maggiore frequenza si fermava a parlare con il vecchio e saggio gelso, e gli disse :
” Sei veramente fortunato, vecchio mio ,te ne stai tranquillo in ogni caso. Sai che dopo l’estate verrà l’autunno, poi l’inverno, poi tutto ricomincerà. Per noi la vita è così breve. Un lampo, un rapido schioccar di mandibole e tutto è finito “

Il gelso rideva e rideva, tossicchiando un po’ e rispose: 
” Giovanni, Giovanni, ti ho spiegato mille volte che non finirà così ! Diventerai una creatura stupenda, invidiata da tutti, ammirata…”

Giovanni agitava il testone e brontolava: 
” Non la smetti mai di prendermi in giro. Lo so bene che noi bruchi siamo detestati da tutti. Facciamo ribrezzo. Nessun poeta ci ha mai dedicato una poesia. Tutto quello che dobbiamo fare è mangiare e ingrassare. E basta “

chiese una volta il gelso :
” Ma Giovanni tu non sogni mai ? “

Il bruco arrossì e rispose timidamente.
” Qualche volta ” 

chiese ancora il gelso :
” E che cosa sogni ? “

il bruco Giovanni disse :
” Gli angeli creature che volano, in un mondo stupendo “

continuò a chiede il gelso:
” E nel sogno sei uno di quelli ? “

il bruco Giovanni, arrossendo di nuovo :
“…Sì”, mormorò con un filo di voce ” 

Ancora una volta, il gelso scoppiò a ridere e replicò :
” Giovanni, voi bruchi siete le uniche creature i cui sogni si avverano e non ci credete !”

Qualche volta, il bruco Giovanni ne parlava con gli amici bruchi , ma parlò il Pierbruco :
“Chi ti mette queste idee in testa ? Il tempo vola, non c’è niente dopo ! Niente di niente. Si vive una volta sola: mangia, bevi e divertiti più che puoi!

ma il bruco Giovanni insistette :
” Ma il gelso dice che ci trasformeremo in bellissimi esseri alati…” 

” Stupidaggini. Inventano di tutto per farci stare buoni “
rispondeva l’amico Pierbruco.

Giovanni scrollava la testa e ricominciava a mangiare.
” Presto tutto finirà…scrunch… Non c’è niente dopo…scrunch…
Certo, io mangio..scrunch, bevo e mi diverto più che posso…scrunch…ma…scrunch…non sono felice…scrunch.
I sogni resteranno sempre sogni. Non diventeranno mai realtà. Sono sono illusioni ” 

bofonchiava, lavorando di mandibole. 
Ben presto i tiepidi raggi del sole autunnale cominciarono ad illuminare tanti piccoli bozzoli bianchi tondeggianti sparsi qua e là sulle foglie del vecchio gelso. Un mattino, anche Giovanni, spostandosi con estrema lentezza, come in preda ad un invincibile torpore, si rivolse al gelso :
” Sono venuto a salutarti. E’ la fine. Guarda sono l’ultimo. 
Ci sono solo tombe in giro. E ora devo costruirmi la mia !”

rispose sorridendo il gelso :
” Finalmente ! potrò far ricrescere un pò di foglie ! Ho già incominciato a godermi il silenzio ! Mi avete praticamente spogliato!
Arrivederci, Giovanni ! “

disse il bruco con il cuore gonfio di tristezza :

“Ti sbagli gelso. Questo…sigh…è…è un addio, amico ! Un vero addio. I sogni non si avverano mai, resteranno sempre e solo sogni. Sigh ! “

Lentamente, Giovanni cominciò a farsi un bozzolo.
ribatté il gelso:
” Oh vedrai “

E cominciò a cullare i bianchi bozzoli appesi ai suoi rami. 
A primavera, una bellissima farfalla dalle ali rosse e gialle volava leggera intorno al gelso e disse :
” Ehi, gelso, cosa fai di bello? Non sei felice per questo sole di primavera ? “

con un bel sorriso rispose il vecchio gelso :
“Ciao Giovanni ! Hai visto, che avevo ragione io ? O ti sei già dimenticato di come eri poco tempo fa ? “.

Parlare di risurrezione agli uomini è proprio come parlare di farfalle ai bruchi. Molti uomini del nostro tempo pensano e vivono come i bruchi.
Mangiano, bevono e si divertono più che possono: dopotutto non si vive una volta sola ? Nulla di male, sia ben chiaro.
Ma la loro vita è tutta qui. Per loro, la parola risurrezione non significa nulla. Eppure non sono felici…

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Passeggiando sul fondo del mare, un giorno un Cavalluccio marino vide una giovane Ostrica. Doveva essere arrivata da poco, perché il Cavalluccio, appassionato di passeggiate e molto estroverso,
non l’aveva mai vista prima.
gentilmente il Cavalluccio dsse :

« Buongiorno ! »

bussando piano sul guscio dell’Ostrica.
Stava per proseguire, pronto a godere le meraviglie del mare e delle sue creature, quando una voce dolcissima gli rispose:
« Per me sarà certamente un buon giorno: ti sei accorto di me !»

domandò il Cavalluccio, che cominciava ad essere incuriosito da quella strana creatura, grigia e rugosa :
« Tu non sei di qua, vero ?»

L’ostrica rispose :
« No, però qualche volta le correnti mi avevano già portata dove ci troviamo ora…».

il cavallccio continuò :
« Allora conoscerai i miei amici ! Il Granchio forte e loquace,
la Medusa affascinante e un po’ pungente…». 

disse l’ostrica :
« Veramente no… Io non ho amici »

il cavalluccio sorpreso disse :
« Davvero ? Mi sembra impossibile ! »

l’ostica spiegò :
« Vedi, io sono molto timida, non sono bella, non so fare tante cose…».

ma il cavalluccio replicò :
« Che cosa dici ? Tutti sanno fare compagnia a qualcuno »

Il Cavalluccio fu felice di rimanere ancora in compagnia dell’Ostrica,
e l’Ostrica cominciò a rilassarsi, tanto da schiudersi un po’:
non aveva mai compreso che poteva essere così facile donare e ricevere gioia !
Scese la notte e il riflesso della luna brillò sul fondo del mare.
Solo allora il Cavalluccio e l’Ostrica si sentirono un po’ stanchi.
Rimasero qualche istante in silenzio, poi l’Ostrica mormorò:
« Sono stata tanto felice, oggi. Voglio offrirti un regalo, che spero ti faccia piacere !»

E, davanti agli occhi ammirati del Cavalluccio, l’Ostrica si aprì e porse una bellissima perla dalle venature rosate, che brillava al chiarore della luna e continuò dicendo :
« Questo è il mio regalo per te. Prendila ! »

Il Cavalluccio prese la perla con delicatezza.
Era luminosa e calda…e il Cavalluccio sentì tutto l’amore dell’Ostrica fluire dentro di lui !

Potete rendere felici tutti quelli che vivono con voi.
Scoprireste tesori inimmaginabili, che finirebbero altrimenti sprecati. Lo potete fare con molto poco.

Allora, perché non lo fate ?

Ecco dopo tre anni di silenzio cosa è stato capace di creare il grande Eros Ramazzotti.
UN ANGELO DISTESO AL SOLE nuovo singolo uscito nelle radio in attesa dell’album “NOI” che uscirà il 13 novembre.

Ascoltate questa bellissima canzone non ve ne pentirete
COME SEMPRE EROS NON DELUDE MAI LE ASPETTATIVE!!!!

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Cari figli! Anche oggi vi invito a pregare per le mie intenzioni. Rinnovate il digiuno e la preghiera perché satana è astuto e attira molti cuori al peccato e alla perdizione. Io vi invito figlioli alla santità e a vivere nella grazia. Adorate mio Figlio affinché Lui vi colmi con la Sua pace e il Suo amore ai quali anelate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. 

IL RICAMO DELLA VITA

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Per anni e anni Ghior girò il mondo alla ricerca di qualche risposta ai suoi affannosi “perché?”. Da piccolo aveva perso la mamma e il papà e aveva dovuto arrangiarsi per vivere, subendo ogni sorta di privazioni. La vita, tra imprevisti, delusioni e accidenti di ogni tipo, non gli aveva mai sorriso veramente.

Ora, stanco e arrabbiato, stava per abbandonarsi definitivame

nte allo sconforto, ma, prima di mollare la presa, decise di fare un ultimo viaggio per il mondo e, preparata alla buona una sacca con cibo e vestiti, s’incamminò alla ricerca di risposte.
Dopo molto tempo, una notte molto fredda, arrivò in un piccolo villaggio, poche tende di pastori, qualche fuoco e molte stelle. Entrò in una delle tende e vicino al fuoco vide addormentata una vecchia donna. Stava quasi per svegliarla e chiederle ospitalità, quando una mano gli sfiorò la spalla. Girandosi di scatto, si trovò davanti un giovane: era un guerriero che sottovoce, ma con tono imperioso, gli disse: 
” Per la notte copriti con questa ! “

e gli porse una coperta morbidissima, di lana pettinata, ricamata con colori accesi: nemmeno il tempo di ringraziare, ed era già sparito.
La luce tenue dell’alba svegliò Ghior, che ancora sotto la sua coperta, si sentì invadere come una piena dal peso dei suoi perché e dei suoi dubbi antichi. La vecchia donna rientrando nella tenda con una brocca fumante di latte di capra e qualche focaccia gli disse: 
” Figliolo, smetti di tormentarti per nulla “

rispose Ghior stupito e rattristato :
” Ma la mia sofferenza e le mie disgrazie sono nulla ? ” 

riprese la donna :
” Figliolo smetti di tormentarti. Ciò che ti ha tenuto caldo durante la notte è proprio la risposta che cerchi “

Ghior non capiva. Cos’era questa cosa che lo aveva tenuto caldo per tutta la notte…ed era anche la risposta ai suoi perché ?

Sfiorando il bordo della coperta, la morbidissima sensazione della lana si trasformò in una illuminazione: 

e si domandò :
“La coperta, la coperta mi ha tenuto caldo, la coperta ! Ma…come può essere la risposta ai perché complicati della mia vita ?”

Appoggiato il latte e le focacce per terra, la vecchia donna si chinò fino a sedersi al giaciglio di Ghior.
mostrandogli un lato della coperta gli disse :
” Guarda figliolo cosa vedi ? “

rispose Ghior :
” Dei colori bellissimi, e disegni ancor più belli ricamati con perfezione mai vista “

continuò la donna :
“Ora guarda l’altro lato: cosa vedi ? “

rispose ancora Ghior :
” Vedo il tipico aggrovigliarsi dei fili del ricamo, colori sovrapposti, confusione, nodi curati ma sempre nodi, e tagli di filo e colori, intrecci imprevisti, senza senso, disegni incomprensibili e brutti da vedere “

concluse la donna :
” Ecco figliolo, la vita, la tua vita è esattamente così: tu sei sotto il ricamo della vita, puoi vedere questa coperta solo da sotto; è la condizione umana. Nel frattempo, per te, su di te e dentro di te si ricamano dall’altro lato disegni e sfumature straordinarie e di una bellezza sconvolgente, e per questo ricamo a volte si rende necessario tagliare, fare nodi, correggere. Da qua sotto è ovvio che SENZA UN PO’ DI FEDE e fantasia vedi solo tagli, nodi e confusione, ma guarda un po’ cosa sta realizzando Dio su di te…un disegno bellissimo ! “

Dio ha sempre un progetto su ognuno i noi , per conoscerlo dobbiamo aver fede , loro si prova sempre con il fuoco