Category: Preghiera


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Dolcissimo e amorosissimo Signore, tu conosci la mia debolezza e la miseria che mi affligge; sai quanto siano grandi il male e i dolori in cui giaccio e come io sia frequentemente oppresso, provato, sconvolto e pieno di angoscia. Io vengo a te per essere aiutato, consolato e sollevato. Parlo a colui che tutto sa e conosce ogni mio pensiero; a colui che solo mi può pienamente confortare e soccorrere. Tu ben sai di cosa io ho soprattutto bisogno e quanto io sono povero e sofferente. Ecco che io mi metto dinanzi a te povero e nudo, chiedendo grazia ed implorando misericordia. Ristora la mia fame; riscalda la mia freddezza col fuoco del tuo amore; rischiara la mia cecità con la luce della tua presenza; trasforma in occasione di pazienza tutto ciò che mi pesa e mi ostacola; innalza il mio cuore verso di te e non permettere che io soccomba sotto il peso delle prove. Sii tu solo la mia dolce attrazione e tutta la mia forza, perchè tu solo sei mio cibo e mia bevanda, mio amore e mia gioia, mia dolcezza e mio sommo bene. Amen. Signore Gesù, tu meglio di me conosci la mia debole natura umana: Tu sei l’unico che puoi guarirmi: Tu sei l’unico che può donarmi la forza. Signore, che rialzi chiunque è caduto, effondi la tua potenza nel mio cuore, fa che possa vivere e non sopravvivere, che possa offrire e non soffrire. Dio Padre, sono tuo figlio, e così come un padre aiuta suo figlio, oggi sono sicuro che tu che sei un Padre buono, mi ami, mi aiuti e mi infondi nel cuore forza e coraggio divino. Posso considerarmi sicuro e fidarmi ciecamente di te. Tu mi chiedi solo di essere perseverante nella preghiera, e poi, ne sono certo, tu mi ricompenserai, rendendo la mia anima forte e sicura, con la tua potenza.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

 

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Il Signore con questa riflessione ci fa stare sempre allerta, come qualcuno che fa la guardia alla sua casa in attesa che venga il ladro.

Non sappiamo quando verrà il Signore a renderci conto della nostra vita, delle nostre azioni, dei nostri giudizi. Abbiamo poco tempo per essere misericordiosi, per pregare, per riconoscere nostro Signore attraverso il nostro fratello bisognoso. Abbiamo ricevuto dei doni da nostro Signore e questi doni torneranno a Lui e vuole che noi li facciamo fruttificare questi doni, non stiamo sempre in disparte ad aspettare il momento propizio per metterci in gioco. Creiamoci da soli i nostri momenti di azione, diffondiamo la Parola di Dio, non facciamoci trovare dal Signore impreparati.

Una donna in un negozio, si avvicinò al padrone e umilmente gli chiese se poteva prendere alcuni alimenti a credito.
Con delicatezza gli spiegò che suo marito si era ammalato in modo serio e non poteva lavorare e i loro sette figli avevano bisogno di cibo.
Il padrone non accettò e le intimò di uscire dal negozio. Conoscendo la reale necessità della sua famiglia la donna suplicò: “Per favore, signore, glielo pagherò non appena posso”.
Il padrone ribadì che non poteva farle credito, e che lei poteva rivolgersi ad un altro negozio. In piedi, vicino al banco, si trova un giovane sacerdote che aveva ascoltato la conversazione tra il padrone del negozio e la donna.
Il sacerdote si avvicinò e disse al padrone che avrebbe pagato quello che la donna avrebbe preso per il bisogno della sua famiglia, allora il padrone con voce riluttante, chiese alla donna: “Hai la lista della spesa?”. La donna disse “Si, signore”. “Bene” disse il padrone “metta la sua lista sul piatto della bilancia e le darò tanta merce quanto pesa la sua lista”.
La donna esitò un attimo e, chinando la testa cercò nel suo portafoglio un pezzo di carta, scrisse qualcosa e poi posò il foglietto su un piatto della bilancia. Gli occhi del padrone e del sacerdote si dilatarono per lo stupore, quando videro il piatto della bilancia, dove era stato posato il biglietto, abbassarsi di colpo e rimanere abbassato.
Il padrone del negozio, fissando la bilancia, disse: “E’ incredibile” Il sacerdote sorrise e il padrone cominciò a mettere sacchetti di alimenti sull’altro piatto della bilancia. Pur continuando a mettere molti alimenti, il piatto della bilancia non si muoveva, fino a che si riempì. Il padrone rimase profondamente stupito.
Alla fine, prese il foglietto di carta e lo fissò ancora più stupito e confuso… non era una lista della spesa! Era una preghiera che diceva: “Mio DIO, Tu conosci la mia situazione e sai ciò di cui ho bisogno: metto tutto nelle tue mani!”.
Il padrone del negozio, in silenzio, consegnò alla donna tutto ciò che aveva messo nel piatto della bilancia. La donna ringraziò e uscì dal negozio.
Il giovane sacerdote, consegnando una banconota da 50, disse al padrone: “ORA SAPPIAMO QUANTO PESA UNA PREGHIERA” ……..
Il nome di quel sacerdote era: KAROL WOJTYLA

 

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

 

Il Signore ci chiama oggi ad essere sempre pronti in ogni momento. Essere pronti con le buone azioni, con la sua parola di vita, con il suo messaggio d’amore, vuole che lo diffondiamo in tutto il mondo, nelle nostre realtà quotidiane, sul nostro posto di lavoro, fra gli amici, ovunque in ogni luogo.

Non sarà mai troppo tardi per seminare i semi dell’amore e per vedere spuntare i germogli di nostro Signore

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Se è vero che nella vita non è importante rispondere a tutte le domande, bensì porsi quelle giuste, allora l’interrogativo che Gesù pone alla fine del suo racconto, a proposito della necessità di pregare sempre, ci riguarda molto da vicino e non può restare senza una nostra personale risposta. Si deve pregare sempre perchè ogni momento è quello in cui il Signore viene, ossia si rende presente a noi.

D’altronde, il Cristo risorto dai morti è il Veniente, cioè Colui che viene. La salvezza avviene in questo nostro tempo profano che è illuminato dal dono immenso della fede che già ci rende partecipi della vita nuova. L’eucarestia che celebriamo è preghiera incessante che sale al Padre per i meriti di Gesù Cristo nella forza dello Spirito Santo.

INSEGNAMI AD ASCOLTARE

Pregare

 

Insegnami ad ascoltare, o mio Dio,
chi sta accanto a me,
la mia famiglia, i miei amici, i miei colleghi.
Aiutami a capire che,
per quante parole io possa udire,
il messaggio è:
“Accoglimi come persona. Ascolta me”.
Insegnami ad ascoltare, o Dio premuroso,
i lontani,
il bisbiglio dei senza speranza,
il lamento dei dimenticati,
il grido degli angosciati.
Insegnami ad ascoltare, o Dio, mia Madre,
me stesso.
Aiutami ad avere meno paura,
a fidarmi della voce interiore,
che risuona nel mio intimo.
Insegnami ad ascoltare, Santo Spirito,
la tua voce,
nell’attività e nella noia,
nella sicurezza e nel dubbio,
nel rumore e nel silenzio.
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Tutto ciò che quest’anno ha racchiuso in sè, è andato nell’abisso dell’eternità. nulla si perde.

Sono contenta che non si perda nulla.

Santa Faustina

IO SARO’ CON TE

In questa domenica voglio innalzare una preghiera insieme a voi, per questa domenica che chiude il nostro anno 2012, una preghiera per tutto il mondo affinchè non si perda la speranza, la fiducia, la pace e l’amore.

Voglio pregare per tutti, per ognuno di voi, per la pace….. la pace è il bene supremo, preghiamo sempre per la pace

E vi dico già la risposta del Signore alla nostra preghiera, ce la da con questo canto:

 

LA BELLEZZA DEL SANTO ROSARIO

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San Pio da Pietrelcina una volta disse: “La devozione alla Madonna vale più di tutta la filosofia e la teologia”.

Un’affermazione di questo tipo potrebbe risultare strana. San Pio non dice che ad essere superiore a tutta la filosofia e la teologia sia l’amore a Gesù, ma che già lo sia la semplice devozione alla Madonna. Una simile affermazione si può capire per DioPadre, per Gesù (il Dio fattosi uomo)… ma per una creatura umana…

Eppure la frase del Santo Cappuccino è incontestabilmente vera. Vediamo in che senso. Ci sono almeno due motivi per capirla appieno.

Maria è la via privilegiata per giungere a Dio

1) La Vergine Maria ci ha donato la possibilità della salvezza dicendo di sì all’Angelo. Ragioniamo. Le argomentazioni filosofiche e quelle teologiche sono fini a se stesse? Evidentemente no. Esse servono alla realizzazione dell’uomo, ma quale realizzazione può essere più importante della conquista del Paradiso? Dunque, la Vergine, donandoci il Redentore, ci ha anche donato la possibilità della salvezza (possibilità, non certezza, perchè dipende dalla nostra libertà).

2) La Vergine Maria è il “segno” per eccellenza della tenerezza di Dio. La filosofia e la teologia rimangono sul piano dello studio e del metodo logico-discorsivo e, per quanto debbano essere sempre alimentate dalla preghiera e dalla santità (la sapienza scaturisce dalla temperanza e dalla vita di Grazia), costituiscono solo un ausilio all’esercizio della carità, ovvero all’amore a Dio.

La Vergine, invece, pur essendo un mezzo, è il segno per eccellenza dell’amore di Dio, è la creaturale immagine visibile di questo Amore (diciamo “creaturale” per distinguerla dal Verbo incarnato che è segno ontologicamente divino dell’Amore di Dio).

Contemplando le meraviglie della Vergine non occorre studiare: c’è tutto. C’è l’amore a Dio: chi più di Lei ha amato Gesù? C’è l’obbedienza a Dio: chi più di Lei si è fatta “ancella” di Dio? C’è l’amore alla Chiesa: chi più di Lei ha dato la propria carne e il proprio sangue alla Chiesa, essendo già Gesù (il Capo) tutta la Chiesa? C’è l’obbedienza all’autorità della Chiesa: chi più di Lei, pur essendo Regina della Chiesa e degli Apostoli, si è sottomessa agli apostoli e in particolare a Giovanni, capo della comunità di Efeso, facendosi custodire da lui?

Mettersi dinanzi alla Madonna, amarla e contemplarla, è la cosa più efficace per amare Dio, più efficace di tutti libri di teologia.

Il rosario è la preghiera più efficace per invocare Maria

Ciò ci fa capire quanto il Rosario sia la preghiera più efficace, perché pone Maria come modello del vivere cristiano e perché chiede a Maria di essere l’aiuto privilegiato a questo vivere cristiano. I misteri del Rosario sono la contemplazione degli accadimenti della Redenzione, per viverli con il cuore dell’Immacolata e per amarli con l’amore dell’Immacolata.

C’è chi ha detto giustamente che la nascita del Protestantesimo ha segnato una sorta di “scritturazione” della Bibbia, nel senso che la Riforma, ponendo le Sacre Scritture come unica fonte della Rivelazione, ha cercato d’imporre un approccio ad esse puramente legato alla lettura e alla comprensione letterale.

Il Cattolicesimo, invece, ha sempre proposto un altro approccio per la conoscenza della “Storia della Salvezza”: quello dell’immagine, ovvero quello dello sguardo. Questo accadeva nel Medioevo (per esempio i portali delle cattedrali con i quali tutti apprendevano i grandi avvenimenti della Bibbia); continuò ad accadere con la cosiddetta Controriforma e con la straordinaria arte sacra che ne conseguì.

Il motivo di ciò è senz’altro nel fatto che il Cattolicesimo in questo modo voleva conservare una priorità del Magistero sulla Scrittura. Ma noi siamo convinti che questa priorità della contemplazione sulla comprensione e dell’immagine sulla scrittura… è perchè il Cattolicesimo è contemplare Maria, è attendere di essere da Lei ammaestrati ad amare l’unico fine della vita, che è Dio.

Il Cattolicesimo non è un leggere, ma un guardare; non è un imparare dai libri, ma da una Madre… reclinando il proprio capo sul suo seno, come un bimbo che trova solo in questo modo la sua pace e il suo riposo.
Se, dunque, il Cattolicesimo è prevalentemente un “guardare” Maria, si capisce anche perché il Rosario sia la preghiera più efficace; proprio perché pone Maria come modello del vivere cristiano e perché chiede a Maria di essere l’aiuto privilegiato a questo vivere cristiano. I misteri del Rosario sono la contemplazione degli accadimenti della Redenzione, per viverli con il cuore dell’Immacolata e per amarli con l’amore dell’Immacolata.

I danni del non pregare

Lourdes e Fatima (tanto per citare due apparizioni famose) parlano chiaro. La Vergine, dinanzi al reale pericolo di perdizione delle anime come effetto di un mondo che andava sempre più allontanandosi dalla Legge di Dio, chiese di recitare e diffondere il Rosario. Ella stessa apparve con la Corona fra le mani.

Eppure – diciamolo francamente – negli ultimi decenni, per un’orgogliosa mentalità atta a valorizzare un atteggiamento puramente intellettualistico e “adulto” della fede, questa pia pratica è stata abbandonata da molti, anche da molti sacerdoti e religiosi.

Il disfacimento delle famiglie è sotto gli occhi di tutti. La causa sta soprattutto nel fatto che nelle famiglie non si prega più. La preghiera è il gesto umanamente più vero: l’uomo non diventa grande quando allarga le sue spalle, quando rivendica i suoi diritti, ma quando s’inginocchia, perché solo così esprime sinceramente la sua reale dimensione esistenziale, che è quella (è inutile illudersi) della continua invocazione.

C’è una storiella fantastica che racconta di un uomo con un viso mostruoso, inguardabile; ma egli non lo sa, perché non si è mai specchiato nella sua vita. Ad un certo punto passa un altro uomo che ha un piccolo difetto fisico (il naso un po’ più lungo); ebbene, il primo (quello con il viso mostruoso) inizia a deriderlo, non sospettando che egli è davvero inguardabile.

Morale della favola: perché il protagonista è arrivato a tanto? Perché nella sua vita non si è mai specchiato. Lo specchio è Dio. L’uomo che vive con Dio, infatti, si riconoscerà sempre peccatore e, riconoscendosi tale, non potrà permettersi di non perdonare l’altro.

Viceversa, colui che vive senza Dio finirà con il tollerare tutti i propri difetti e manifestare, invece, massima intolleranza verso i difetti altrui. È ciò che dice il Pater: “Rimetti a noi i nostri debiti, perché noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
Non meravigliamoci, quindi, che, tolta la preghiera, la famiglia possa diventare “luogo” di continue incomprensioni, di intolleranza e di insopportazione.

Pregare sempre e comunque

Una delle critiche che sono rivolte al Rosario è quella di dire: a che serve biascicare tante Ave, per giunta spesso frastornati da rumori, da distrazioni e quant’altro? È evidente che il Rosario vada recitato nel miglior modo possibile. Si sa, per esempio, che la recita dinanzi al SS.mo Sacramento (ma anche in famiglia) permette di lucrare l’indulgenza plenaria. Ma – attenzione – ciò non vuol dire che se non si hanno queste possibilità, il Rosario vada abbandonato. Chi si lascia prendere da questa preoccupazione, si lascia irretire da uno scrupolo dietro al quale può celarsi una vera e propria tentazione demoniaca… e sappiamo quanto il demonio odi questa preghiera.
La bellezza del Rosario sta anche nella sua semplicità e facilità; nel fatto, cioè, che può adattarsi a tutte le situazioni. Si racconta di un soldato in trincea che scriveva una lettera alla mamma tra il fragore della battaglia. Un commilitone gli chiese: “Ma come fai a scrivere con questo fracasso? Chissà quanti strafalcioni ti scappano!”. “Non fa niente – rispose il soldato – gli strafalcioni se li corregge la mamma. L’importante è che io le scriva”.
A san Pio da Pietrelcina una volta fu chiesto come recitare il Rosario. Il Santo rispose: “L’attenzione deve essere portata all’Ave, al saluto che rivolgi alla Vergine nel mistero che contempli. In tutti i misteri essa era presente, a tutti partecipò con l’amore e con il dolore”.

Attenzione dunque a certi scrupoli. Che nascondono anche un errore tipico di molto cattolicesimo contemporaneo, il quale, nel tentativo di combattere “ingenui devozionalismi”, pone l’esperienza di fede in una prospettiva di tipo intellettuale, dimenticando che essa è sì “intelligenza nella fede” ma tutta orientata e finalizzata all’affidamento e all’amore.

Si è parlato molto di “cattolicesimo adulto”, ma non è vero piuttosto che Gesù lodi proprio i piccoli indicando la loro posizione esistenziale (lo stupore, la meraviglia e l’abbandono) come criterio determinante per ogni cristiano?

I Santi approfittavano di ogni momento per recitare il Rosario… san Pio ebbe il privilegio di recitarne tantissimi al giorno… non sono diventati né degli alienati, né dei disaddatati… anzi chi più di loro ha capito davvero la vita, i fratelli e ha raggiunto una vera sapienza? Non ci sembra che tanti teologi, che per lo studio hanno abbandonato la preghiera e disprezzato l’“ingenuità” del Rosario, abbiano raggiunto gli stessi livelli di sapienza.

IL SANTO ROSARIO

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Perchè pregare il Santo Rosario?

A cosa serve?

Il Rosario è una preghiera potentissima chiesta direttamente dalla Vergine Maria, è Lei che ci chiede di pregare sui misteri della vita del suo Figlio unigenito, attraverso i misteri del Santo Rosario preghiamo e percorriamo insieme a Gesù tutta la sua vita, la meditiamo, contempliamo i misteri della nostra salvezza eterna. I misteri di un Dio che ama tanto l’uomo da incarnarsi in un Bambino debole e fragile, lo ama così tanto da donarsi come cibo di vita eterna e bevanda di salvezza, lo ama così tanto che ha affrontato le barriere della morte per A noi viene chiesto di meditare e di pregare il Santo Rosario, ci viene chiesto di stare al fianco della nostra Mamma celeste…

FACCIAMOLO AMICI MIEI, RECITIAMO IL SANTO ROSARIO, DIFFONDIAMOLO CON TUTTI I MEZZI A NOSTRA DISPOSIZIONE.

Anche se al nostro povero occhio umano sembrerà poco quello che facciamo, per la nostra cara Madonna non lo è affatto perchè ognuno fa nel suo piccolo del proprio meglio   e questo è più che sufficiente.

FORZA AMICI MIEI, CORONE ALLA MANO E PREGHIAMO INSIEME LA PREGHIERA CHE LA NOSTRA CARA MAMMA CI HA INSEGNATO.

PREGHIAMO E FACCIAMOLA CONOSCERE A TUTTI