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moltiplicazione dei pani

 

Una prima riflessione che il vangelo oggi ci ispira è questa: di non restare sempre in disparte che  qualcuno faccia il primo passo. Dobbiamo essere noi a prendere l’iniziativa, a fare il primo passo, a venire incontro a chi ha bisogno

In poche parole: DOBBIAMO ESSERE NOI IL MIRACOLO

 

Con quello che avete, dice Gesù ai suoi, dovete sfamare voi quella gente, affidando tutto da voi alla realtà di Dio.

Il trattenere le realtà a noi non permette la moltiplicazione; solo l’affidarci e l’affidare a Dio ottiene il miracolo.

Dobbiamo imparare, ci dice indirettamente il Vangelo, a prendere le cose che abbiamo per fare il miracolo di sfamare il prossimo.

E’ vero che non si arriva dappertutto, ma Dio ci pone, se noi ci disponiamo e disponiamo a Lui, là dove occorre la nostra presenza.

Allora appare evidente anche l’importanza della nostra disponibilità alla realtà di Dio: Egli moltiplica la sua presenza attraverso di noi.

Non dobbiamo nemmeno dire:è poco, è niente,…L’importante che quello che siamo o abbiamo sia inserito nel tutto di Dio.

Il miracolo è anche accorgersi che attraverso di noi passa il miracolo di Dio per gli altri; e questo ci fa capire che siamo noi i primi miracolati.

Infine, il Vangelo ci richiama all’importanza del partire da noi stessi a sfamare gli altri; non aspettiamo, ma facciamo noi il primo passo!

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I DUE UOMINI CHE VIDERO DIO

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In un villaggio polinesiano vivevano due uomini continuamente in guerra l’uno contro l’altro. Ad ogni più piccolo pretesto scoppiava una lite. La vita era diventata insopportabile per l’uno come per l’altro. Ma anche per tutto il villaggio.
Un giorno alcuni anziani dissero ad uno dei due:
” L’unica soluzione, dopo averle provate tutte, è che tu vada a vedere Dio ”

chiese uno dei due uomini :
” D’accordo, ma dove ? ”

gli anziani dissero :
” Niente di più semplice. Basta che tu salga lassù sulla montagna e là tu vedrai Dio ”

L’uomo partì senza esitazione per andare incontro a Dio.
Dopo parecchi giorni di marcia faticosa giunse in cima alla montagna. Dio era là che lo aspettava. L’uomo si stropicciò invano gli occhi; non c’era alcun dubbio: Dio aveva la faccia del suo vicino rissoso e antipatico.
Ciò che Dio gli disse, nessuno lo sa. In ogni caso, al ritorno nel villaggio non era più lo stesso uomo.
Ma nonostante la sua gentilezza e la sua volontà di riconciliazione con il vicino, tutto continuava ad andare male, perché l’altro inventava nuovi pretesti di litigio.
Gli anziani si dissero:
” E’ meglio che anche lui vada a vedere Dio ”

Nonostante la sua ritrosia, riuscirono a persuaderlo. E anche lui partì per l’alta montagna. E lassù anche lui scoprì che Dio aveva il volto del suo vicino..
Da quel giorno tutto è cambiato e la pace regna nel villaggio.

” Tu non ti farai nessun idolo scolpito ! “, ripete continuamente la Bibbia, in seguito al Decalogo donato da Dio sul Sinai. Così nessuna rappresentazione di Dio è tollerata nel popolo ebraico, sarebbe idolatria.
Eccetto una sola: l’uomo stesso. Perché l’uomo è stato creato a immagine di Dio. Allora:
” Se vuoi vedere Dio, guarda il tuo fratello “

IL PETTIROSSO

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Nella stalla dove stavano dormendo Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù, il fuoco si stava spegnendo. Presto ci furono soltanto alcune braci e alcuni tizzoni ormai spenti. Maria e Giuseppe sentivano freddo, ma erano cosi stanchi che si limitavano ad agitarsi inquieti nel sonno.
Nella stalla c’era un altro ospite: un uccellino marrone. Era entrato nella stalla quando la fiamma era anc

ora viva; aveva visto il piccolo Gesù e i suoi genitori, ed era rimasto tanto contento che non si sarebbe allontanato da li neppure per tutto l’oro del mondo.
Quando anche le ultime braci stavano per spegnersi, 1’uccellino pensò al freddo che avrebbe patito il bambino che dormiva sulla paglia della mangiatoia. Spiccò il volo e si posò su un coccio accanto all’ultima brace.
Cominciò a battere le ali facendo aria sui tizzoni perchè riprendessero ad ardere. Il piccolo petto bruno dell’uccellino diventò rosso per il calore che proveniva dal fuoco, ma il pettirosso non abbandonò il suo posto. Scintille roventi volarono via dalle brace e gli bruciarono le piume del petto ma egli continuò a battere le ali finchè alla fine tutti i tizzoni arsero in una bella fiammata. Il piccolo cuore del pettirosso si gonfio di orgoglio e di felicità quando il bambino Gesù sorrise sentendosi avvolto dal calore.Da allora il petto del pettirosso è rimasto rosso, come segno della sua devozione al bambino di Betlemme

IL MURO

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In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti. Avevano trovato due grotte che si spalancavano vicine, una di fronte all’altra.
Dopo anni di preghiere e feroci mortificazioni, uno dei due eremiti era convinto di essere arrivato alla perfezione.
L’altro era un uomo altrettanto pio, ma anche buono e indulgente. Si fermava a conversare con i rari pellegrini, confortava e ospitava colo

ro che si erano persi e coloro che fuggivano. “Tutto tempo sottratto alla meditazione e alla preghiera” pensava il primo eremita che disapprovava le frequenti, anche se minuscole, mancanze dell’altro.
Per fargli capire in modo visibile quanto fosse lontano dalla santità, decise di posare una pietra all’imboccatura della propria grotta ogni volta che l’altro commetteva una colpa.
Dopo qualche mese davanti alla grotta c’era un muro di pietre grigio e soffocante. E lui era murato dentro.

Talvolta intorno al cuore costruiamo dei muri, con le piccole pietre quotidiane dei risentimenti, le ripicche, i silenzi, le questioni irrisolte.
Il compito più importante che abbiamo è impedire che si formino muri intorno al nostro cuore. E soprattutto cercare di non diventare “una pietra in più nei muri degli altri”.

UN GOVERNO SAGGIO

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Il re di un vasto regno iniziava ad invecchiare. Decise che era tempo di selezionare un erede fra i suoi quattro figli, così li chiamò uno alla volta per discutere l’eredità del suo regno. Il primo figlio entrò nella stanza del re e si mise a sedere; il re disse: 
“ Figlio mio, sono molto vecchio e non vivrò ancora per molto. Desidero affidare il mio regno al figlio che è pi

ù adatto al compito. Dimmi, se ti lascio il mio regno, cosa gli darai ? ” 

Questo suo figlio era estremamente ricco, così riflettendo sulla domanda rispose: 
“ Sono un uomo molto benestante. Se mi lasci il tuo regno, io gli darò tutte le mie ricchezze così che diventerà il regno più ricco del mondo ! ” 

disse il re, congedandolo :
“ Grazie, figlio mio ”

Entrò il secondo figlio, ed il re disse: 
“ Figlio mio, sono molto vecchio e non vivrò ancora per molto. Desidero affidare il mio regno al figlio che è più adatto al compito. Dimmi, se ti lascio il mio regno, cosa gli darai ? ” 

Ora questo suo figlio era molto intelligente, così dopo aver pensato alla risposta disse: 
“ Sono un uomo di grande intelligenza. Se mi affidi il regno metterò a sua disposizione tutta la mia intelligenza e diventerà il regno più intelligente di tutto il mondo ! ”

disse il re — e congedandolo : 
“ Grazie, figlio mio ”

Il terzo figlio entro nella stanza del re ed il re disse: 
“ Figlio mio, sono molto vecchio e non vivrò ancora per molto. Desidero affidare il mio regno al figlio che è più adatto al compito. Dimmi, se ti lascio il mio regno, cosa gli darai ? ” 

Il terzo figlio del re aveva un grande forza, così disse in risposta alla domanda: 
“ Sono un uomo molto forte. Se mi lascerai il regno, io gli regalerò tutta la mia forza, rendendolo il regno più forte di tutto il mondo ”

“ Grazie, figlio mio ”, disse il re — e congedò il terzo figlio.

Il quarto figlio entrò e venne ricevuto dal re nella stessa maniera dei suoi fratelli. Questo suo figlio non era particolarmente ricco, intelligente o forte, così rispose:
“Padre mio, tu sai che i miei fratelli sono più ricchi, più intelligenti, più forti di me. Negli anni che hanno passato a guadagnarsi questi attributi, io ho trascorso il mio tempo fra il popolo del nostro regno. Ho condiviso le loro malattie e le loro sofferenze ed ho imparato ad amarli. L’unica cosa che ho da offrire al popolo del tuo regno è il mio amore. 
So che i miei fratelli hanno di più da offrire, quindi non rimarrò deluso se non sarò nominato erede al trono. Continuerò semplicemente a fare quello che ho sempre fatto ”

Quando il re morì, il popolo aspettò con ansia di sapere chi sarebbe stato il nuovo sovrano. Mai si vide tanta gioia e tanta allegria come quando vennero a sapere che il loro re sarebbe stato il quarto figlio.

“ Chiunque vorrà essere grande, deve farsi servitore, poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per esser servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti ”

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C’era una volta, un uomo perduto ! Da anni viveva di razzie, rapine, massacri e furti… Era ferocemente crudele, senza pietà, divorato da una rabbia folle.
Era un uomo perduto, un uomo maledetto! Un giorno, mentre vagabondava, in preda a pensieri di cenere e tormento, gli venne l’idea di far visita all’eremita, che viveva in una baracca, in cima alla pietraia. Là, non c’

era nulla da rubare,se non un “pagliericcio” di foglie secche, ma l’uomo perduto cercava una speranza, un perdono… Il vecchio eremita lo ascoltò ! 
Infine, gli sorrise, e gli mostrò un albero morto, dal tronco contorto e carbonizzato da un fulmine, e gli disse: 
« Vedi quell’albero morto ? Sarai perdonato, quando rifiorirà ! »

rispose l’uomo :
« Sarebbe come dire mai! Allora, a che serve, sant’uomo ? Tanto vale che io torni alle mie rapine !»

Il malvivente ridiscese, imprecando, verso il piano, prendendo a calci le pietre. Ricominciò la vita di saccheggi e violenze, perché era l’unica cosa che sapeva fare. Per anni, ancora, seminò paura, odio e disperazione.
Una sera, mentre cercava un luogo isolato e nascosto, per consumare la cena, vide una baracca malandata. Si affacciò, cautamente, ad una ” finestrucola “, e vide una donna, che aveva raccolto i suoi bambini, intorno ad una pentolaccia.
La donna cantava una specie di “ninna-nanna”: 
« Dormite, piccoli miei. Dormite fino a domani! Mamma vi fa la zuppa… Dormite ancora un po’. Dormite fino a domani ! »

Il bandito entrò, e sollevò il coperchio della pentola. C’erano solo radici e foglie, che bollivano nell’acqua. L’uomo scosse le spalle poderose, afferrò la pentola, e buttò tutto il contenuto dalla finestra. Tagliò a pezzi la tenera carne dell’agnello, che aveva rubato quel giorno. Ravvivò ben bene la fiamma, sotto la pentola, e se ne andò, piangendo su tanta miseria.
Quel giorno, l’albero morto fiorì !

“A volte, si affonda nelle sabbie mobili del risentimento, della rabbia, dell’odio, della violenza insensata! Più si gesticola, e ci si agita, più si affonda! Solo la mano, di chi ha bisogno di noi, può tirarci fuori…”.

I BRUCHI

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C’era una volta un gelso centenario, pieno di rughe e di saggezza, che ospitava una colonia di piccoli bruchi.
Erano bruchi onesti, laboriosi, di poche pretese. Mangiavano, dormivano e, salvo qualche capatina al bar del penultimo ramo a destra, non facevano chiasso.
La vita scorreva monotona, ma serena e tranquilla.

Faceva eccezione il periodo delle elezioni, durante il quale i bruchi si scaldavano un po’ per le insanabili divergenze tra la destra, la sinistra e il centro.
I bruchi di destra sostengono che si comincia a mangiare la foglia da destra, i bruchi di sinistra sostengono il contrario, quelli di centro cominciano a mangiare dove capita. Alle foglie naturalmente nessuno chiedeva mai un parere. Tutti trovavano naturale che fossero fatte per essere rosicchiate. Il buon vecchio gelso nutriva tutti e passava il tempo sonnecchiando, cullato dal rumore delle instancabili mandibole dei suoi ospiti. 
Bruco Giovanni era tra tutti il più curioso, quello che con maggiore frequenza si fermava a parlare con il vecchio e saggio gelso, e gli disse :
” Sei veramente fortunato, vecchio mio ,te ne stai tranquillo in ogni caso. Sai che dopo l’estate verrà l’autunno, poi l’inverno, poi tutto ricomincerà. Per noi la vita è così breve. Un lampo, un rapido schioccar di mandibole e tutto è finito “

Il gelso rideva e rideva, tossicchiando un po’ e rispose: 
” Giovanni, Giovanni, ti ho spiegato mille volte che non finirà così ! Diventerai una creatura stupenda, invidiata da tutti, ammirata…”

Giovanni agitava il testone e brontolava: 
” Non la smetti mai di prendermi in giro. Lo so bene che noi bruchi siamo detestati da tutti. Facciamo ribrezzo. Nessun poeta ci ha mai dedicato una poesia. Tutto quello che dobbiamo fare è mangiare e ingrassare. E basta “

chiese una volta il gelso :
” Ma Giovanni tu non sogni mai ? “

Il bruco arrossì e rispose timidamente.
” Qualche volta ” 

chiese ancora il gelso :
” E che cosa sogni ? “

il bruco Giovanni disse :
” Gli angeli creature che volano, in un mondo stupendo “

continuò a chiede il gelso:
” E nel sogno sei uno di quelli ? “

il bruco Giovanni, arrossendo di nuovo :
“…Sì”, mormorò con un filo di voce ” 

Ancora una volta, il gelso scoppiò a ridere e replicò :
” Giovanni, voi bruchi siete le uniche creature i cui sogni si avverano e non ci credete !”

Qualche volta, il bruco Giovanni ne parlava con gli amici bruchi , ma parlò il Pierbruco :
“Chi ti mette queste idee in testa ? Il tempo vola, non c’è niente dopo ! Niente di niente. Si vive una volta sola: mangia, bevi e divertiti più che puoi!

ma il bruco Giovanni insistette :
” Ma il gelso dice che ci trasformeremo in bellissimi esseri alati…” 

” Stupidaggini. Inventano di tutto per farci stare buoni “
rispondeva l’amico Pierbruco.

Giovanni scrollava la testa e ricominciava a mangiare.
” Presto tutto finirà…scrunch… Non c’è niente dopo…scrunch…
Certo, io mangio..scrunch, bevo e mi diverto più che posso…scrunch…ma…scrunch…non sono felice…scrunch.
I sogni resteranno sempre sogni. Non diventeranno mai realtà. Sono sono illusioni ” 

bofonchiava, lavorando di mandibole. 
Ben presto i tiepidi raggi del sole autunnale cominciarono ad illuminare tanti piccoli bozzoli bianchi tondeggianti sparsi qua e là sulle foglie del vecchio gelso. Un mattino, anche Giovanni, spostandosi con estrema lentezza, come in preda ad un invincibile torpore, si rivolse al gelso :
” Sono venuto a salutarti. E’ la fine. Guarda sono l’ultimo. 
Ci sono solo tombe in giro. E ora devo costruirmi la mia !”

rispose sorridendo il gelso :
” Finalmente ! potrò far ricrescere un pò di foglie ! Ho già incominciato a godermi il silenzio ! Mi avete praticamente spogliato!
Arrivederci, Giovanni ! “

disse il bruco con il cuore gonfio di tristezza :

“Ti sbagli gelso. Questo…sigh…è…è un addio, amico ! Un vero addio. I sogni non si avverano mai, resteranno sempre e solo sogni. Sigh ! “

Lentamente, Giovanni cominciò a farsi un bozzolo.
ribatté il gelso:
” Oh vedrai “

E cominciò a cullare i bianchi bozzoli appesi ai suoi rami. 
A primavera, una bellissima farfalla dalle ali rosse e gialle volava leggera intorno al gelso e disse :
” Ehi, gelso, cosa fai di bello? Non sei felice per questo sole di primavera ? “

con un bel sorriso rispose il vecchio gelso :
“Ciao Giovanni ! Hai visto, che avevo ragione io ? O ti sei già dimenticato di come eri poco tempo fa ? “.

Parlare di risurrezione agli uomini è proprio come parlare di farfalle ai bruchi. Molti uomini del nostro tempo pensano e vivono come i bruchi.
Mangiano, bevono e si divertono più che possono: dopotutto non si vive una volta sola ? Nulla di male, sia ben chiaro.
Ma la loro vita è tutta qui. Per loro, la parola risurrezione non significa nulla. Eppure non sono felici…

IL RICAMO DELLA VITA

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Per anni e anni Ghior girò il mondo alla ricerca di qualche risposta ai suoi affannosi “perché?”. Da piccolo aveva perso la mamma e il papà e aveva dovuto arrangiarsi per vivere, subendo ogni sorta di privazioni. La vita, tra imprevisti, delusioni e accidenti di ogni tipo, non gli aveva mai sorriso veramente.

Ora, stanco e arrabbiato, stava per abbandonarsi definitivame

nte allo sconforto, ma, prima di mollare la presa, decise di fare un ultimo viaggio per il mondo e, preparata alla buona una sacca con cibo e vestiti, s’incamminò alla ricerca di risposte.
Dopo molto tempo, una notte molto fredda, arrivò in un piccolo villaggio, poche tende di pastori, qualche fuoco e molte stelle. Entrò in una delle tende e vicino al fuoco vide addormentata una vecchia donna. Stava quasi per svegliarla e chiederle ospitalità, quando una mano gli sfiorò la spalla. Girandosi di scatto, si trovò davanti un giovane: era un guerriero che sottovoce, ma con tono imperioso, gli disse: 
” Per la notte copriti con questa ! “

e gli porse una coperta morbidissima, di lana pettinata, ricamata con colori accesi: nemmeno il tempo di ringraziare, ed era già sparito.
La luce tenue dell’alba svegliò Ghior, che ancora sotto la sua coperta, si sentì invadere come una piena dal peso dei suoi perché e dei suoi dubbi antichi. La vecchia donna rientrando nella tenda con una brocca fumante di latte di capra e qualche focaccia gli disse: 
” Figliolo, smetti di tormentarti per nulla “

rispose Ghior stupito e rattristato :
” Ma la mia sofferenza e le mie disgrazie sono nulla ? ” 

riprese la donna :
” Figliolo smetti di tormentarti. Ciò che ti ha tenuto caldo durante la notte è proprio la risposta che cerchi “

Ghior non capiva. Cos’era questa cosa che lo aveva tenuto caldo per tutta la notte…ed era anche la risposta ai suoi perché ?

Sfiorando il bordo della coperta, la morbidissima sensazione della lana si trasformò in una illuminazione: 

e si domandò :
“La coperta, la coperta mi ha tenuto caldo, la coperta ! Ma…come può essere la risposta ai perché complicati della mia vita ?”

Appoggiato il latte e le focacce per terra, la vecchia donna si chinò fino a sedersi al giaciglio di Ghior.
mostrandogli un lato della coperta gli disse :
” Guarda figliolo cosa vedi ? “

rispose Ghior :
” Dei colori bellissimi, e disegni ancor più belli ricamati con perfezione mai vista “

continuò la donna :
“Ora guarda l’altro lato: cosa vedi ? “

rispose ancora Ghior :
” Vedo il tipico aggrovigliarsi dei fili del ricamo, colori sovrapposti, confusione, nodi curati ma sempre nodi, e tagli di filo e colori, intrecci imprevisti, senza senso, disegni incomprensibili e brutti da vedere “

concluse la donna :
” Ecco figliolo, la vita, la tua vita è esattamente così: tu sei sotto il ricamo della vita, puoi vedere questa coperta solo da sotto; è la condizione umana. Nel frattempo, per te, su di te e dentro di te si ricamano dall’altro lato disegni e sfumature straordinarie e di una bellezza sconvolgente, e per questo ricamo a volte si rende necessario tagliare, fare nodi, correggere. Da qua sotto è ovvio che SENZA UN PO’ DI FEDE e fantasia vedi solo tagli, nodi e confusione, ma guarda un po’ cosa sta realizzando Dio su di te…un disegno bellissimo ! “

Dio ha sempre un progetto su ognuno i noi , per conoscerlo dobbiamo aver fede , loro si prova sempre con il fuoco

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Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri, 
non dimenticare il cibo delle colombe. 
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri, 
non dimenticare coloro che chiedono la pace. 
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri, 
coloro che mungono le nuvole. 
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri, 
non dimenticare i popoli delle tende. 
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri, 
coloro che non trovano un posto dove dormire. 
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri, 
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi. 
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso, 
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.

DARE PER RICEVERE

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Sai, il sistema finanziario del Signore funziona in maniera contraria a quello dell’uomo. 
Infatti nel mondo si dice: 
“ Quando sarò milionario comincerò a dare ! ” 

Ma il Signore dice: 
“ Comincia a dare adesso quello che hai, e poi Io ti darò ciò di cui hai bisogno per poter dare di più; anzi, ti darò ancora più di quello ! ” 

Dio vuol vedere se darai fedelmente e con sacrificio quello che hai ora. Vuole scoprire come usi gli spiccioli prima di darti le banconote. 
Quando Lui mi ha detto questo, ho cominciato a dare il doppio di mancia alle cameriere, ai fattorini, al postino e alla povera giornalaia ambulante. Ho iniziato a distribuire quattrini a tappeto ed è stato fantastico ! E, che ci crediate o no, ben presto abbiamo iniziato a ricevere più fondi per le nostre spese: abbiamo cominciato a mietere i benefici che vengono dall’essere disposti a dare. Quando io ho cominciato a dare il doppio, il Signore ha cominciato a dare il doppio a me ! 
Molla gli ormeggi e permetti a Dio di dare attraverso di te. Ben presto scoprirai che Lui ti darà di più attraverso gli altri!

Non si perde mai a dare! Quanto hai dato tu ultimamente