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LE NOSTRE 24 ORE

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“Ogni giorno ti vengono consegnate ventiquattro ore d’oro;
sono tra le poche cose che,
su questa terra,
ti sono date gratuitamente.
Se anche possedessi montagne di denaro,
non potresti comprare neanche un’ora aggiuntiva.
Che cosa farai con questo tesoro inestimabile?
Rammenta, devi usarle,
poichè ti vengono concesse una sola volta.
E, se le sprechi,
non potrai recuperarle.
L’importanza di una vita felice non può essere esagerata.
Pensa a ogni singolo giorno come a una cosa senza prezzo.
Se ne prendi una serie e li metti tutti in fila,
otterrai un anno;
se raggruppi più anni,
avrai un’intera esistenza,
fatta di amore,
felicità, onestà,
speranze e sogni”.

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IL CIOCCOLATO CALDO

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Un gruppo di laureati, affermati nelle loro carriere, discutevano sulle loro vite durante una riunione. Decisero di fare visita al loro vecchio professore universitario, ora in pensione, che era sempre stato un punto di riferimento per loro. Durante la visita, si lamentarono dello stress che dominava la loro vita, il loro lavoro e le relazioni sociali.
Volendo offrire ai suoi ospiti un cioccolato caldo, il professore andò in cucina e ritornò con una grande brocca e un assortimento di tazze. Alcune di porcellana, altre di vetro, di cristallo, alcune semplici, altre costose, altre di squisita fattura.

Il professore li invitò a servirsi da soli il cioccolato. Quando tutti ebbero in mano la tazza con il cioccolato caldo il professore espose le sue considerazioni dicendo :
” Noto che son state prese tutte le tazze più belle e costose, mentre son state lasciate sul tavolino quelle di poco valore. La causa dei vostri problemi e dello stress è che per voi è normale volere sempre il meglio. La tazza da cui state bevendo non aggiunge nulla alla qualità del cioccolato caldo. In alcuni casi la tazza è molto bella mentre alcune altre nascondono anche quello che bevete. Quello che ognuno di voi voleva in realtà era il cioccolato caldo. Voi non volevate la tazza… Ma voi consapevolmente avete scelto le tazze migliori. E subito, avete cominciato a guardare le tazze degli altri. Ora amici vi prego di ascoltarmi… La vita è il cioccolato caldo… il vostro lavoro, il denaro, la posizione nella società sono le tazze. Le tazze sono solo contenitori per accogliere e contenere la vita. La tazza che avete non determina la vita, non cambia la qualità della vita che state vivendo. Qualche volta, concentrandovi solo sulla tazza, voi non riuscite ad apprezzare il cioccolato caldo che Dio vi ha dato. Ricordatevi sempre questo: Dio prepara il cioccolato caldo, Egli non sceglie la tazza. La gente più felice non ha il meglio di ogni cosa, ma apprezza il meglio di ogni cosa che ha ! Vivere semplicemente. Amare generosamente. Preoccuparsi profondamente. Parlare gentilmente. Lasciate il resto a Dio. E ricordatevi: La persona più ricca non è quella che ha di più, ma quella che ha bisogno del minimo. Ora godetevi pure il vostro caldo cioccolato !! “

VERSO LA LUCE

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Questa lettera fu trovata dall’infermiera dell’ospedale, sotto il cuscino di un giovane appena deceduto.

« Cara mamma, da alcuni giorni riesco a stare seduto sul letto solo per mezz’ora e per il resto della giornata sono immobilizzato.

Il cuore non vuole più battere.
Stamattina presto il professore ha detto qualcosa che suonava come “essere pronto”.
Per che cosa?
Certo è difficile morire giovani !
Devo essere pronto al fatto che all’inizio della settimana sarò un “trapassato”; e non sono pronto.
I dolori scavano in modo quasi insopportabile, ma ciò che mi sembra davvero insopportabile è che non sono pronto.

La cosa peggiore è che, quando guardo il cielo, è buio.
Diventa notte, ma non brilla sopra di me nessuna stella, nella quale io possa immergere lo sguardo.
Mamma, non ho mai pensato a Dio, ma ora sento che esiste ancora qualcosa che non conosciamo, qualcosa di misterioso, un potere nelle cui mani cadiamo, al quale dobbiamo dare delle risposte.
E la mia pena è che non so chi è.
Se solo lo conoscessi !
Mamma, ricordi come tu, con noi bambini, camminavi nel bosco, nell’oscurità che stava calando, incontro al papà che tornava dal lavoro ?
A volte ti correvamo davanti e ci vedevamo improvvisamente soli.
Avanzavano dei passi nell’oscurità: che paura dei passi sconosciuti !
Che gioia quando riconoscevamo che quel passo era quello del papà che ci amava.
E ora, nella solitudine, sento ancora dei passi che non conosco.
Perché non li conosco ?
Mi hai detto come mi devo vestire e come mi devo comportare nella vita, come mangiare, come cavarmela.
Ti sei occupata di me e non ti sei mai stancata di tutta questa preoccupazione.
Ricordo che tu, la notte di Natale, andavi a Messa con i tuoi bambini.
Mi ricordo anche della preghiera della sera, che qualche volta mi suggerivi.
Ci hai sempre indirizzati all’onestà.
Ma tutto questo ora per me si scioglie come neve al sole.
Perché ci hai parlato di tante cose, e non ci hai mai detto nulla di Gesù Cristo ?
Perché non mi hai fatto conoscere il suono dei suoi passi, in modo che fossi in grado di accorgermi se è lui che viene da me in quest’ultima notte e nella solitudine della morte ? .

Quanti affanni nella vita per cose che riteniamo importanti,
ma che poi si rivelano essere non essenziali.