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Dal vangelo secondo Luca  5,12-16

Un giorno, mentre Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo:” Signore, se vuoi, puoi purificarmi”. Gesù tese la mano e lo toccò dicendo:” Lo voglio, sii purificato!”. E immediatamente la lebbra scomparve da lui. Gli ordinò di non dirlo a nessuno:” Và invece a mostrarti al sacerdote e fà l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro”. Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare.

 

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Un altra riflessione che ci viene data dal vangelo di oggi ci porta a guardare al miracolo eucaristico, L’Eucarestia. Nostro Signore con questo miracolo ci da un anticipo del grande miracolo che si compirà nella sera dell’Ultima cena e che si compie oggi ogni giorno quando nelle nostre chiese ci riuniamo e spezziamo il pane vivendo questo grande mistero che ci è stato affidato.

Dobbiamo sempre guardare all’Eucarestia, al pane che ci dona forza e vita, che ci dona la presenza autentica e duratura di Cristo Signore.

 

In questo Vangelo, al sesto capitolo, Giovanni ci vuol parlare dell’Eucaristia e inizia con la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ecco: Gesù vede una grande folla che accorre a Lui e… “ha compassione di loro perché erano come pecore che non hanno pastore e si mise ad insegnare loro molte cose”. Gesù è un Dio compassionevole e il suo Cuore è Cuore misericordioso: ci accetta e ama così come siamo… Egli “prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; e divise i due pasci fra tutti” ed erano cinquemila uomini…! Questo miracolo Gesù lo fa come insegnamento e per preparare la gente ad accogliere il Mistero grande dell’Eucaristia che Egli vuole istituire nella Chiesa. Lo fa per sfamare l’uomo, tutti noi, dalla nostra fame esistenziale, quella che abbiamo di Dio. E solo Dio Amore può sfamare l’uomo, che è assetato d’amore. Infatti verso la fine del capitolo sesto leggiamo: “Io sono il Pane vivo disceso dal Cielo, chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue avrà la vita eterna. Egli ha compassione del suo popolo, ha compassione di noi che non riusciamo mai a sfamarci perché le cose del mondo sono come paglia secca, ma il suo è un Cibo supersostanziale: è il Pane degli Angeli, è la Carne e il Sangue del Figlio di Dio disceso in terra; e “chi ne mangia non avrà più fame e chi ne beve non avrà più sete. E Sant’Agostino scriveva: “Il mio cuore è inquieto, o Dio, finché non si riposa in te!”. Egli ci sfama con la sua Parola e con la Santa Eucaristia. E ciò avviene in ogni Santa messa dove l’insegnamento di Gesù si celebra nella prima parte e nella seconda parte: la Liturgia Eucaristica.

moltiplicazione dei pani

 

Una prima riflessione che il vangelo oggi ci ispira è questa: di non restare sempre in disparte che  qualcuno faccia il primo passo. Dobbiamo essere noi a prendere l’iniziativa, a fare il primo passo, a venire incontro a chi ha bisogno

In poche parole: DOBBIAMO ESSERE NOI IL MIRACOLO

 

Con quello che avete, dice Gesù ai suoi, dovete sfamare voi quella gente, affidando tutto da voi alla realtà di Dio.

Il trattenere le realtà a noi non permette la moltiplicazione; solo l’affidarci e l’affidare a Dio ottiene il miracolo.

Dobbiamo imparare, ci dice indirettamente il Vangelo, a prendere le cose che abbiamo per fare il miracolo di sfamare il prossimo.

E’ vero che non si arriva dappertutto, ma Dio ci pone, se noi ci disponiamo e disponiamo a Lui, là dove occorre la nostra presenza.

Allora appare evidente anche l’importanza della nostra disponibilità alla realtà di Dio: Egli moltiplica la sua presenza attraverso di noi.

Non dobbiamo nemmeno dire:è poco, è niente,…L’importante che quello che siamo o abbiamo sia inserito nel tutto di Dio.

Il miracolo è anche accorgersi che attraverso di noi passa il miracolo di Dio per gli altri; e questo ci fa capire che siamo noi i primi miracolati.

Infine, il Vangelo ci richiama all’importanza del partire da noi stessi a sfamare gli altri; non aspettiamo, ma facciamo noi il primo passo!

Oggi amici miei voglio riflettere con voi sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci narrata secondo Matteo  capitolo 15 versetti 29 fino al versetto 37, rifletteremo su Gesù che si muove a compassione verso la folla che lo segue e vuole sfamarli…  proprio come vuole sfamare la nostra fame e sete di giustizia

Riflettiamo insieme su questo brano evangelico

 

Gesù viene sulla nostra terra per sfamare l’umanità di Dio, per dissetarla della sua conoscenza, per ricostituirla con la sua grazia, per rimodellarla con la sua verità. Urge per questo leggere in chiave Cristologica l’antica profezia e il Libro dei Proverbi. 

O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un’alleanza eterna, i favori assicurati a Davide. Ecco, l’ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d’Israele, che ti onora. Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore (Is 55,1-8). 

La sapienza si è costruita la sua casa, ha intagliato le sue sette colonne. Ha ucciso il suo bestiame, ha preparato il suo vino e ha imbandito la sua tavola. Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città: «Chi è inesperto venga qui!». A chi è privo di senno ella dice: «Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. Abbandonate l’inesperienza e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza». (Pr 9,1-6). 

È Cristo l’acqua della vita, la sapienza e la scienza della verità dell’uomo. È Lui che il Padre ci ha donato come vero pane della vita. Chi vuole vedere secondo verità il Signore che viene, così lo deve vedere: come Colui che compie ogni desiderio dell’uomo. Qual è l’unico desiderio dell’uomo? Quello che Satana gli ha inoculato nel giardino dell’Eden: “Voi sarete come Dio”. Ebbene questo desiderio Gesù lo compie per ogni uomo, ad una condizione: che accolga Lui come nuovo albero di vita, nuovo albero della conoscenza del bene e del male, che mangi di Lui per vivere per Lui. Solo allora sarà come Dio, perché sarà reso partecipe della natura divina. 

Gesù è vero pane di grazia per il corpo e l’anima. Quanti sono zoppi, storpi, ciechi, sordi, muti, affetti da qualsiasi altra malattia, vengono da Lui curati. Non c’è infermità che possa disobbedire al suo comando. Lui ordina e torna la salute nei corpi. Queste guarigioni sono il segno della verità del suo essere il vero Messia del Signore, che viene per guarire l’altra malattia, quella segreta, del cuore, che è la sete di divinità, di essere l’uomo uguale a Dio. Anche questa infermità dell’anima Gesù guarisce. 

C’è un mondo affamato di pane di giustizia, verità, carità, compassione, pietà, amore, commiserazione, aiuto, sostegno, luce, sapienza. Anche questa fame Gesù è capace di saziare, ad una condizione però: che noi lo cerchiamo, che andiamo dietro di Lui, che camminiamo sulle sue tracce. Quando il Signore ci vede, non vede solo il nostro aspetto esteriore, vede tutto di noi: anima, spirito, mente, cuore, desideri, volontà, aspirazione, speranze nascoste e segrete. Vede la nostra fame interiore, la sete del nostro spirito e dona se stesso come vero nutrimento di vita eterna. 

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, aiutateci a saziarci di Cristo.